GIOVANNI
DELLA CASA
un personaggio
storico da conoscere
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Villa Della Casa a Mucciano |
Giovanni
della Casa nasce a Mucciano. nei pressi di Borgo S. Lorenzo, il 28 giugno 1503. I genitori, Pandolfo della Casa e Lisabetta di
Giovanfrancesco Tornabuoni appartenevano a nobili e prestigiose famiglie
fiorentine. Il padre era mercante e nel 1504 si trasferì a Roma,
probabilmente portando con sé tutta la famiglia.
Rientrato brevemente a Firenze, Giovanni
raggiunge quindi Bologna per
frequentare gli studi di legge. Nel
capoluogo emiliano conosce Ubaldino Baldinelli,
latinista e filosofo particolarmente famoso all'epoca, che probabilmente gli stimolò l'amore per lo studio
della letteratura classica.
Tra il
1525 ed il 1526 si ritira in Mugello nella sua casa di Mucciano dove. con l’amico Ludovico Beccadelli, si dedica allo studio di Cicerone e coltiva la sua
passione letteraria. Nel 1527 Giovanni
abbandona gli studi di legge e si
trasferisce a Padova, dove completa la sua preparazione umanistica, si dedica
allo studio del greco e avvia la sua carriera
letteraria. Nella città veneta egli viene in contatto con l'importante circolo
culturale locale. dominato dalla figura di Pietro Bembo, uno dei
più importanti umanisti italiani del periodo.
Successivamente,
nel 1529, viene richiamato dal padre a Roma per poi rientrare a Firenze. Risalgono probabilmente a questi anni i primi
accenni del della Casa alla possibilità di
intraprendere la carriera ecclesiastica, anche se proprio ai primi anni del quarto decennio del Cinquecento sono da ricondurre i suoi versi
di argomento licenzioso, che in futuro ostacoleranno non poco lo sviluppo della
sua carriera ecclesiastica e di fatto contribuiranno ad
impedirne la nomina a cardinale.
Nel 1530 è di nuovo in Mugello per
assistere il padre malato e che morirà qualche anno dopo. Nel 1537
Giovanni della Casa ottiene da papa Paolo III (Alessandro Farnese) l'incarico di chierico della camera apostolica,
primo passo della sua carriera presso la corte papale. In questi anni Giovanni
cerca di migliorare la propria posizione anche con l'aiuto e la protezione del cardinale Alessandro
Farnese (nipote del papa) e produce opere
come un'epistola in esametri e la Quaestio
lepidissima an uxor sit ducenda (Sulla buffissima questione se si debba
prender moglie), che costituisce la principale
prova letteraria del periodo della sua
giovinezza. Subito dopo inizia la carriera diplomatica di Giovanni che dagli inizi degli anni Quaranta è impegnato
in missioni per conto del papa nell'Italia centrale ed
anche a Firenze, dove riesce a metter fine ad un contrasto tra il duca Cosimo de' Medici e papa Paolo III.
Nel 1541 Giovanni è nominato
"monsignore" e nel 1544 diviene arcivescovo di Benevento, diocesi che non visiterà mai direttamente.
Nell'agosto dello stesso anno fu nominato nunzio apostolico a
Venezia, ruolo particolarmente importante e delicato in considerazione della rilevanza politica ed economica della Repubblica
veneta nel complesso scacchiere
politico dell'epoca. Tra i compiti del nunzio vi erano anche il controllo sull'attività dell'inquisizione e la vigilanza
sui lavori preparatori del Concilio di Trento. In quanto rappresentante
a Venezia dell'Inquisizione Romana Universale e commissario del S. Uffizio per le province venete, monsignor
Giovanni della Casa si distinse per l'estremo rigore con cui condusse la sua attività.
Egli fu protagonista di numerose
azioni contro presunti eretici, propugnatore di roghi di libri ritenuti pericolosi per la dottrina cattolica e
ispiratore della redazione, nel 1549, del Catalogo
dei libri proibiti. Tutte queste attività non
mancarono di produrre difficoltà nei
rapporti tra il nunzio e la Repubblica di Venezia, accusata dal della Casa di
non mostrarsi molto solerte nella lotta contro i
protestanti.
Durante la sua azione diplomatica a
Venezia monsignor della Casa si impegnò attivamente nel tentativo, peraltro non
andato a buon fine, di convincere la Repubblica di Venezia ad aderire al progetto di lega tra il papa e il
regno di Francia contro l'imperatore Carlo
V. Per raggiungere tale scopo monsignor Giovanni della Casa compose anche una Orazione per lega
(1547), destinata ad essere letta davanti al
senato veneziano. Di poco successiva è
anche la notevole Orazione a Carlo V imperatore intorno alla restituzione della città di Piacenza.
Nel
frattempo, nel 1545, era stato ordinato sacerdote e consacrato vescovo. Si era
dato anche da fare per diventare cardinale, senza
mai riuscirci a causa dei suoi trascorsi giovanili,
delle rime licenziose pubblicate e soprattutto dell'ostilità dimostrata da
parte della Spagna. L'incarico veneziano
termina nel 1550 a seguito della morte di papa Paolo III, al quale succede Giulio III (Giovanni Maria Del Monte).
In questo stesso anno monsignor delta Casa diviene padre: il figlio,
Quirinetto, è il frutto della relazione con una cortigiana di nome Ippolita.
In seguito il monsignore fece sposare questa donna per procurarle una sistemazione dignitosa e al figlio
assicurò poi un lascito.
Rientrato
per breve tempo a Roma, gli viene offerta la nunziatura presso la corte di Francia, incarico che rifiuta per tornare a Venezia,
dove rimarrà fino al 1553, ritrovando le
amicizie di un tempo (Tiziano, Jacopo Sansovino, Pietro Aretino) ed
avvicinandosi anche all'ambiente dei rimatori
veneziani. Nel 1553, stanco e deluso si reca a Nervesa (località del trevigiano posta nei pressi del fiume Piave),
ospite presso la badia dei Conti di Collalto, luogo
dove avrà modo di ritemprare, nella quiete della vita di campagna, il corpo e lo spirito e potrà dedicarsi con maggiore
assiduità alla sua attività letteraria.
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Abbazia de Nervosa (Treviso) |
Frutto di questo periodo è la Gaspari Contareni vita e soprattutto la stesura del Galateo, la sua
opera più celebre, scaturita dalle conversazioni romane con Galeazzo (Galateus) Florimonte, svoltesi tra il 1550 ed
1551. Il volumetto, destinato a dare celebrità al suo autore, fu redatto a Venezia e a Nervesa tra il 1551 e il 1553 e tratta del comportamento che deve tenere il perfetto gentiluomo.
Di particolare rilevanza è anche la raccolta delle Rime, composte dal della Casa praticamente durante
l'intero corso della sua vita e che, per la loro qualità, ne fanno uno dei principali risultati della lirica cinquecentesca italiana.
Nel 1555, su interessamento del
cardinale Alessandro Farnese, monsignor della
Casa fu richiamato a Roma per svolgere un importante incarico nella Curia di papa Paolo IV (Gian Pietro
Carafa), circostanza che tuttavia, ancora una volta, non valse a fargli
ottenere la porpora cardinalizia Dal punto politico, in questo periodo estremo
della sua vita monsignor della Casa assunse sempre più nettamente posizioni
antimedicee, avversando in ogni modo il duca di Firenze Cosimo I. Monsignor
della Casa muore il 14 novembre 1556 a Roma
e viene sepolto nella chiesa di S. Andrea della Valle.